Non c’è niente che l’uomo desideri più della felicità. Eppure, più cerchi la felicità e meno la trovi. Com’è possibile?
Ciascuno di noi, più o meno consapevolmente, agisce con il preciso obiettivo di aumentare i propri livelli di felicità: è per essere più felici che cambiamo lavoro, compriamo oggetti, pianifichiamo viaggi… Tanto che, potremmo dire, tutti quanti abbiamo come obiettivo comune quello di essere più felici.
Se ci pensi bene, una volta soddisfatto un desiderio “per essere felice” appunto, ne insorge subito un altro e poi un altro ancora… ed il rischio è quello di ritrovarci insoddisfatti o persino più infelici di prima. Ti è mai successo?
Non sei il solo, poiché ad essere errata è l’aspettativa di partenza, che vede la felicità come la meta ultima dell’esistenza. La felicità è un’emozione e, in quanto tale, segue un andamento fluttuante: un momento c’è, un secondo dopo sparisce. Potremmo dire che la felicità è per natura caduca.
Pare una brutta notizia, lo so, invece devi sapere che questo non è affatto un male. Se fossimo sempre felici non potremmo progredire, evolvere, migliorare e persino sopravvivere. Fermati a riflettere: non è forse questo lo scopo delle emozioni negative? Aiutarci a superare quell’ostacolo, empasse, dandoci l’alert di un’emozione che alle volte diviene un sentimento.
Dunque, non possiamo essere sempre felici, anche se è ciò cui abbiamo sempre ambito. Nessuno di noi potrebbe, se non in uno stato patologico e disfunzionale conosciuto come mania.
Se la felicità non esiste, ci sono notizie ancor più preziose: esiste qualcosa in più della felicità, si tratta del ben-essere ovvero della possibilità di esistere bene. Già Aristotele affermava che la felicità edonica, legata ai piaceri effimeri, è qualcosa che scompare velocemente e non porta appagamento duraturo nella propria vita. Al tempo stesso, aveva compreso che esiste una felicità più profonda, che include dentro sé anche il malessere che man mano i diversi filosofi chiamarono eudaimonia che, letteralmente, significa seguire il proprio dáimōn, realizzare il nostro massimo potenziale. L’eudaimonia non dipende da piaceri effimeri del qui e ora: andare in vacanza, una buona cena o una grande festa, ma da qualcosa che coinvolge il benessere anche di chi ci sta intorno.
Esistere bene è ben più che la felicità del qui è ora, ha a che fare con la capacità di stare nell’occhio dell’uragano, un punto in cui c’è calma nonostante fuori ci sia solo distruzione. Proprio in questo modo, anche di fronte al malessere è possibile trovare un punto di quiete: il malessere rimane ma io sono in grado di osservarlo da un luogo interiore sicuro, da cui posso mettermi in ascolto senza farmi travolgere e distruggere.
Tutte le ricerche affermano che ciò che realmente permette alle persone di stare bene sul lungo termine è la presenza di uno scopo che vada oltre ad uno che sia meramente personali e che coinvolga il bene dell’umanità più in generale. È questo che permette di perseguire un “esistere bene” totalizzante. Sono solita affermare che si tratti di perseguire il nostro significato, ovvero ciò che per noi conta e ha valore.
La felicità come eliminazione delle emozioni negative
Attorno alla felicità sono stati creati tanti falsi miti. Uno di essi riguarda la convinzione secondo cui, per essere felici, sia necessario non provare emozioni negative.
Per questo rabbia, tristezza, paura, vergogna vengono spinte sempre più in fondo a noi stessi, spesso senza nemmeno che ce ne accorgiamo: evitiamo, procrastiniamo, reprimiamo. Eppure, non è eliminando queste emozioni che si può essere felici ma, controintuitivamente, solo ascoltandole e passandoci attraverso raggiungiamo la possibilità di prosperare.
Questo perché le emozioni negative spaventano ma, al tempo stesso, hanno un ruolo evolutivo fondamentale. Eliminarle significherebbe rinunciare ad una quantità di informazioni preziose per noi e la nostra vita, che non ci permetterebbe di andare avanti in modo utile e persino florido.
Dunque come possiamo fare di fronte alle emozioni che siamo soliti etichettare come negative? Iniziare a viverle come informative anziché infauste. Ad esempio: se di fronte ad una sfida importante per te avverti tachicardia, inizi a sudare o a tremare e di fronte a questi sintomi ti inizi a spaventare pensando non solo che sta tutto andando male, ma che tu non ce la puoi fare, il tuo corpo inizierà a produrre cortisolo, che altro non è che l’ormone dello stress. Ma attenzione, poiché se di fronte a quegli stessi identici segnali (tachicardia, sudorazione, tremoli…) inizi a prendere atto che il tuo corpo si sta attivando per venirti in aiuto, allora inizierai a produrre gli stessi neurotrasmettitori che vengono liberati quando si è felici, perché inizierai a sentirti coraggioso.
Le emozioni negative diventano così da nemiche ad amiche, da ostacolo a carburante per agire cambiamenti utili alla tua vita.
E non è tutto.
È il tuo mindset, ovvero l’atteggiamento mentale che assumi di fronte alle diverse circostanze della tua vita, a renderti felice o infelice, non banalmente che accadono in essa. Assaporare la felicità è possibile, per farlo è indispensabile un cambiamento di rotta da: “voglio essere felice” a “voglio sentirmi felice”. Una sola parola di differenza che ha il potere di cambiare radicalmente la tua prospettiva ed anche ciò che provi.
Quando ti accorgi che puoi “sentirti” felice e abbandoni l’idea di “essere” felice, ti apri ogni possibilità. Questo passaggio permette di accogliere la transitorietà delle emozioni come normale e di apprezzare ancor di più la potenza di quando esse si manifestano. Permette anche di sentire dentro di te che, se non ti senti felice non è perché c’è qualcosa che non funziona o perché hai bisogno di qualcosa di diverso fuori di te. Allo stesso tempo, ti apre dentro la possibilità di agire per sentirti felice: facendo movimento, mangiando cioccolato, facendoti accarezzare dal vento o scaldare dai raggi del sole.
La felicità in questo senso si trasforma da un obbligo, una necessità da conquistare per sentirsi sulla “strada giusta”, a una tappa del viaggio che si raggiunge, per poi lasciar andare ed essere pronti ad accogliere altro.
Che cosa significa per te essere felici nonostante tutto?
Spesso pensiamo che ciò che ci rende felici sono le cose spiacevoli o negative che ci accadono, ed in parte questo, può essere vero. Eppure, se ci fermiamo a riflettere esistono moltissime persone che con il loro esempio di vita ci hanno dimostrato esattamente il contrario. Ti basti pensare a Malala Yousafzai, bambina pakistana che frequentava naturalmente la scuola, fino a che il regime talebano ha impedito l’istruzione alle donne e di conseguenza anche a lei. Di fronte a questo evento incontrollabile ognuno di noi poteva reagire in modo differente. Malala ha contrastato il regime talebano con ogni suo mezzo, iniziando a scrivere articoli per la BBC sotto falso nome. Non l’ha fermata nemmeno l’aggressione di due talebani che le hanno sparato, colpendola alla testa e al collo. Oggi Malala è riconosciuta a livello mondiale per essere un esempio di lotta e impegno e nel 2014 ha ricevuto il Nobel per la Pace, diventando la persona più giovane a vincere il premio. Come lei esistono diverse infinite persone che, di fronte a sfide enormi della vita, come condanne, oppressioni, malattie, dolori e torture, hanno fatto degli ostacoli più grandi, la loro più grande opportunità di vita. Giulia Lamarca ne è un esempio: dopo aver fatto un incidente da adolescente che l’ha paralizzata dal bacino in giù mentre era in scooter con il suo ragazzo del tempo, oggi viaggia il mondo in carrozzina battendosi per i diritti dei disabili e facendone una missione di vita.
Durante questi momenti di enorme difficoltà queste persone erano felici? Indubbiamente no, con ogni probabilità è stato stare dentro al dolore e alla fatica che ha permesso di farne risorsa. Che non significa stare dentro al buio sapendo già quale sarà la luce, ma attraversarlo ed essendo pronti a coglierla la luce.
Per esistere bene non occorre perseguire una vita senza sofferenza, cadute o fallimenti, anche perché non sarebbe realizzabile! Serve piuttosto sentire dentro di sé che si può stare bene nonostante il dolore e i momenti di sconforto. Si tratta di prendere atto che non possiamo avere una vita perfetta ed imperturbabile, poichè con ogni probabilità nella perfezione staremmo peggio che nel dolore (difficile da credersi, ma un’esistenza perfetta è un’esistenza di plastica) e iniziare ad accogliere l’esistenza in tutte le sue sfumature, positive e negative, con la consapevolezza che entrambe sono fondamentali per svilupparci, crescere, prosperare e si, vivere la vita che per noi è degna di essere vissuta.
Come poter stare in piedi e non farci distruggere dal dolore?
Il benessere eudaimonico è fondato sulla ricerca del significato, ovvero di tutto ciò che per te conta ed ha valore. Riguarda quello che rende la tua vita degna di essere vissuta. Trovarlo è ciò che ci permette nelle fatiche, di sentire qualche cosa che va oltre e al quale puoi sempre ancorarti.
Un buon punto di partenza per trovare il significato è la ricerca dei tuoi valori fondanti: che cosa, più di tutto, per te conta? Che cosa ti fa battere il cuore e ti fa sentire la connessione con ciò che per te ha senso dare, essere ricordato e lasciare al mondo?
La ricerca del significato è un processo complesso che può durare una vita intera, come subire trasformazioni ed evolversi in strade mai pensate prima di quel momento. è interessante notare come spesso, ciò che per te ha significato possa persino coincidere con ciò che ti porta maggiore stress. Perché ciò che stressa, stressa proprio perché interessa. Se esplorerai quella sensazione, potrai accorgerti che, alla base, c’è qualcosa che per te conta… Che cos’è?
Ed ecco piccoli passi che puoi iniziare ad agire per trovare il tuo significato:
- Individua tre valori fondanti per te, per farlo puoi tenere un diario giornaliero dove alla sera annoti ciò che per te ha avuto più di tutto significato all’interno della tua giornata;
- Dopodiché rifletti sugli obiettivi che ti poni quotidianamente: sono coerenti ai valori che hai individuato? ;
- Considera che le persone più felici sono quelle che dedicano la propria vita alla realizzazione di scopi che vanno oltre il proprio tornaconto personale. Nella formulazione dei tuoi scopi sono inseriti scopi che vanno oltre i tuoi desideri?
Se è vero che se cercherai felicità troverai infelicità, è ancor più vero che se cercherai una direzione ed un senso profondo non potrai che dirigerti verso stabilità interiore, connessione e prosperità.
Ed ecco la vera meta da perseguire: una vita ricca di tutto ciò che per te ha un significato ed un senso profondi. Ricercando significato in ciò che fai, troverai connessione e pienezza dentro di te, tali da permetterti di sentirti saldo anche nella fatica, nel dolore e nell’incertezza.
Puoi partire insieme a me nel nostro viaggio di crescita personale dove scoprire insieme il tuo significato e la tua direzione. Se questo contenuto ti è stato utile, iscriviti alla mia newsletter e seguimi sui canali social, in cui divulgo argomenti legati al benessere ed alla crescita personale.
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Bibliografia:
Zucchini, L. (2022). Il coraggio di far fiorire le tue risorse. Red edizioni.


